Sono ventotto gli studenti e due i docenti del De Giorgi che in questi giorni hanno partecipato al Treno della Memoria. Da Lecce a Cracovia, divisi in due gruppi, hanno fatto esperienza di quello che il programma di sterminio che il nazismo ha pianificato per lo sterminio di ebrei, rom, omosessuali. Il progetto è rivolto a tutte le scuole e ha la finalità di “non far dimenticare” un orrore che c’è stato, non unico e non ultimo, che ha avuto come centro, non circoscritto e non isolato, la regione intorno a Cracovia, in Polonia.
Sono partiti con un treno di pullman, come fossero vagoni di un treno per raggiungere la Polonia. Hanno avuto modo di vedere, riflettere e capire. Hanno visto con i loro occhi la semplicità e la banalità del male. Fare del male pianificandolo, annientare la dignità della persona con lucida follia, cancellare un popolo… passando per un camino e ora sono nel vento.
Si propongono 4 testimonianze che i DeGiorgini hanno mandato proprio da Cracovia al termine del loro pellegrinaggio laico.
Studente 1
Oggi siamo qui per ricordare e per riflettere per scegliere, e sì “scegliere!” Perché davanti ad un bivio la strada giusta non é mai indicata. Perché la storia non è solo fatta di grandi nomi e importanti date, è un libro battuto in nero su bianco dalle prospettive di ognuno di noi. E di fronte a questa responsabilità incisiva risulta facile scegliere di non scegliere. Non a caso durante il fascismo, molti scelsero il silenzio, molti si nascosero in quella che Primo Levi chiamava la zona grigia. Uno spazio di compromesso, di ambiguità, dove si cercava di sopravvivere, anche a costo di collaborare con l’oppressore.
Studente 2
“Esiste una zona grigia, con confini mal definiti, popolata da una folla dolorosamente variegata di esseri umani che, in qualche modo, hanno accettato, più o meno consapevolmente, di collaborare con il potere nazista.” Disse Primo Levi. È in quella nebbia di compromessi che si nascondeva il fallimento della nostra umanità. Ma ricordiamolo: il fascismo non fu solo un regime politico, fu un sistema di pensiero. Fu l’idea che alcuni esseri umani valgano meno di altri. Che i diritti non siano universali, ma riservati solo a chi appartiene a una certa razza, una certa religione, una certa nazione. Ogni volta che tolleriamo l’odio, ogni volta che giustifichiamo l’intolleranza, torniamo a quel pensiero torniamo a compromettere i diritti umani per convenienza o paura.
Studente 3:
C’è invece chi prese un’altra strada: l’antifascismo. Fu il coraggio di chi non si voltò dall’altra parte. Di chi capì che la libertà, la giustizia e i diritti umani sono indivisibili e imprescindibili. Gli antifascisti non lottarono solo contro una dittatura, ma per un futuro in cui ogni essere umano avesse valore. A costo della vita, scelsero di opporsi a un sistema che negava la dignità degli altri, perché sapevano che chi resta in silenzio davanti all’ingiustizia ne diventa complice.
Ad oggi viviamo in un mondo che celebra i diritti umani, eppure li vede costantemente violati. Gli stessi principi che i sopravvissuti alla Shoah ci hanno insegnato — mai più razzismo, mai più odio, mai più indifferenza — vengono messi in discussione da chi vorrebbe riscrivere la storia o banalizzarla. E in molti, ancora una volta, scelgono la zona grigia. L’indifferenza. Lo scegliere di non scegliere.
Studente 4
Al bivio della vita scegliere, significa riconoscere che i diritti umani non sono un privilegio, ma un fondamento; che non basta ricordare, ma bisogna agire. Dunque oggi siamo qui per ricordare chi ha perso tutto per insegnarci il valore della dignità; per riflettere sull’importanza dei diritti umani e per scegliere di uscire dalla zona grigia. Perché solo così potremo dire di aver scritto consapevolmente le pagine di una storia migliore.



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